Brand Journalism: il futuro di un’impresa è fare informazione

Set

19

Brand Journalism: il futuro di un’impresa è fare informazione

Con il digitale, abbiamo assistito ad un cambiamento sostanziale nel campo della comunicazione d’impresa: i consumatori hanno fatto proprio il mantra secondo cui i mercati sono conversazioni e hanno iniziato a pretendere che le aziende parlino loro con voce umana.
Le imprese si sono dovute abituare al fatto che l’interlocutore vuole risposte e questo ha prodotto un cambiamento nelle tecniche di comunicazione d’impresa che si sono avvicinate al giornalismo tradizionale; da qui nasce il Brand Journalism.

Che cos’è il Brand Journalism?

Il Brand Journalism è il giornalismo che comunica tutto ciò che ruota attorno a un brand con lo scopo di informare i lettori sulla storia dell’azienda.
Non si occupa della comunicazione di un bene o un servizio del marchio, ma della sua storia. Il giornalista non vende, ma comunica e informa offrendo un servizio di pubblica utilità.

La pubblicità non è più una soluzione efficace in questo ambito perché è mono-direzionale e il cittadino ormai, costantemente connesso e parlante, non accetta di essere bombardato con il “Bifidus ActisRegularis!
Da qui, la necessità di optare per una nuova formula di marketing rilevante basato sul potere delle storie (storytelling): che abbiano in sé la capacità di assicurarsi l’engagement con i consumatori, usando come ancore le emozioni e gli interessi.

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Il potere delle storie vere: fa notizia l’autenticità

Le storie che l’azienda racconta devono essere autentiche, radicate nelle esperienze quotidiane e formate da protagonisti reali che ne realizzano la mission, non tralasciando la trasparenza e l’etica, che ai tempi della rete è obbligatoria.
La chiave dello storytelling è che la storia che l’organizzazione racconta, non sia quello che il manager ha deciso essere la cosa migliore da raccontare, ma che sia la veritàQui si gioca tutta la partita: il Brand Journalist è deputato a saper raccontare le storie delle aziende senza nascondere i fatti negativi. La buona comunicazione, è raccontare quello che succede, trattando anche la cattiva notizia, ma con la capacità di trovare la parte buona del racconto.

Da qualche anno sempre più aziende decidono di fare Brand Journalism: se sono i clienti a chiedere una connessione personale e intima con il brand, cosa c’è di meglio che raccontare personalmente le proprie storie aziendali come farebbe il giornalismo tradizionale?

Mc Journalism

Una delle prime aziende che ha capito il potenziale del Brand Journalism è stata McDonald’s (2004), quando è stata vittima di una grave crisi reputazionale a causa di attacchi – sintetizzati nel documentario Super Size Me – da chi riteneva che stesse proponendo un alimentazione rischiosa per la salute (junk food).

Il responsabile marketing del Mc Donald’s, consapevole che lo spot tradizionale non avrebbe funzionato, applicò una nuova tecnica pubblicitaria dove era la storia del marchio ad essere centraleSi avvicinò allo stile giornalistico facendo da apripista a tante organizzazioni.

Gli USA hanno dato vita al Brand Journalism con Mc Donald’s, Coca-Cola e Redbull, ma anche in Italia molte realtà imprenditoriali hanno già preso parte alla rivoluzione dell’informazione; ed è una tendenza che sta pervadendo anche le PMI.
Un esempio di Brand Journalism italiano è il Magazine di Sorgenia: “Energie Sensibili” che si rivolge al mondo dell’energia sensibile, raccontando gli argomenti in modo semplice e diretto.
Un altro esempio è Mommypedia, di Prenatal: parla alle mamme con post collocati in uno spazio aziendale, con lo scopo di condividere informazioni e consigli per la gravidanza.

Dunque, storytelling e disintermediazione: sono queste le keywords che descrivono l’essenza del Brand Journalism!

 

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Come fare Brand Journalist?

Un Brand Journalist deve: raccontare l’azienda, fare social branding, e fare quello che vogliono tutte le aziende: trovare clienti. La lead generation, punta sempre più sulle tecniche di inbound marketing e content marketing: oggi è il cliente che va dall’azienda. Il giornalista d’impresa deve essere perciò come un camaleonte: oggi blogger, domani social media manager, dopo domani un uomo del marketing. Sembrano mestieri diversi, ma al centro c’è sempre il contenuto.

2 CONSIGLI PER FARE BRAND JOURNALISM:

  1. Pensare al Brand Journalism come a una parte della strategia di comunicazione aziendale: senza una chiara visione di base si rischia di creare contenuti poco interessanti per i consumatori e poco utili in un’ottica di ritorno aziendale;
  2. Puntare sull’engagement e sulla fiducia. Fare in modo che i contenuti aziendali creino coinvolgimento: i contenuti digitali sopravvivono solo se hanno una community di riferimento; e la fiducia dei lettori fa il resto. Il modo migliore per conquistarla è scrivere un contenuto di qualità.

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Essere Brand Journalist nell’era del 4.0 vuol dire conoscere: il tweet, l’uso degli hashtag, Pulse su LinkedIn, i social network, la SEO e il content marketing.
Oggi tutto il marketing è un marketing di contenuto. Per questo è importante che ogni azienda si attrezzi per: 

  • produrre contenuti reali (individuando uno specifico metodo per l’analisi dei dati, in quanto nuovo modo per ricostruire storie e leggere la realtà);
  • agire come uno storyteller e una media company nella quale coesistano l’ideazione, la produzione e la diffusione di contenuti che devono essere adatti a tutte le piattaforme distributive.

Il Brand Journalism è il giornalismo che sperimenta il campo dell’azienda, la quale non utilizza più intermediari per far parlare di sé, ma canali propri, autofinanziati, regolati dai principi che stanno alla base dell’informazione.

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Sitografia e Fonti:

Immagini e Video:

  • Immagine di copertina: What’s your story? – da MWP
  • Grafico 1: Brand Journalism e Content Maerketing – da Business2Community
  • Super Size Me – da Milo De Kinderen
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